E’ una domanda che mi faccio da molto, a proposito di questo trafficare annoso nell’italica rete dei blog. E che la soluzione all’asfissia che sto patendo nell’altro sito non sia nell’abbandonare la scrittura di rete ma nel raddoppiarla mi è sembrato lampante e intuitivo al risveglio della mattina di Natale.
Ho cominciato a pensare a un blog semplice, denudato e velato, senza volto ma con un’età ormai rispettabile. Vorrei provare a essere irriverente, adesso. E rabbiosa. E divertita. Ho scartato decine di titoli, a cominciare dal primo che mi sembrava così rappresentativo e che mi sono portata dietro per giorni, andando perfino a ritroso nella mia vita di ragazzina per ricostruire il percorso di un ciclo di formazione. Riguardava una passione condivisa da intere generazioni almeno fino alla mia (delle nuove non so, potrei pure provare a informarmene presso le mie ragazzine) e, non trovando il film con la Hepburn, a Natale mi sono comprata il dvd con la Sarandon e Winona Ryder, nonchè l’Einaudi con l’intera collezione dei romanzi sulla famiglia March, visto che la furia iconoclasta dei miei quindici anni mi fece gettar via le mie stralettissime edizioni per ragazze. Ho trascinato anche lui nella rivisitazione della mia bambinaggine, passando la mattina di Santo Stefano su internet, intorno alla casa degli Alcott.
Ma il passare dei giorni ha corroso il mito del ciclo richiuso e riaperto.
Potevo permettermi ancora oggi, per decidere cosa può fare in un blog una donna che, con la fine del 2006, ha completato la virata intorno alla boa del cinquantenario.
Sembra poco, “ancora oggi”, e invece è un lusso da gran signora, che può lasciare da parte i lavori di casa e pure le sue due professioni, che ha un compagno che la rifocilla all’ora giusta e la ama così tanto da trattarla a radicchio passato in padella e salmone, che ha una casa col sole davanti e tutto il vento fra le frasche d’intorno, che ha un pigiama addosso ancora adesso che son le due e mezza di un pomeriggio di chiacchiere e link.
Nel mio raddoppio con una svolta e senza volto ho deciso di affidarmi a una piattaforma che spero sprovincializzi un poco il clima che si è creato intorno all’altro blog e mi faccio accompagnare da Duchamp, che ho beccato stamattina mentre gioca a scacchi con la signorina Eve Babitz nel Pasadena Museum of Art fin dal lontano 1963, e spero che gli eredi di tutti quanti, compresi quelli del fotografo Julian Wasser, non se la prendano troppo se ho tagliato qualche testa. Quando le regole finiscono, almeno le mie, è il minimo che ci si possa aspettare.
12 Gennaio 2007 alle 9:09 am
Le domande sono due:
perché Duchamp vestito ed Eve Babitz nuda
chi ha vinto la partita