… tengono lini e vecchie mutande

Lo stato dei miei armadi è deplorevole. Deplorevoli gli armadi, nella loro deplorevole stanzetta. Deplorevole il contenuto. Una mia amica mi ha telefonato ieri sera da una camera vuota di casa sua e la voce faceva eco. Sta facendo un trasloco interno e dice di essere stanca e impolverata fino al midollo. Le credo perché conosco lo stato in cui erano le stanze che ha svuotato in questi giorni di feste. Lei è un’architetta creativa e disordinatissima. Ho visto case piene pienissime ma mai piene pienissime di enormi mucchi come la sua, alcune stanze erano una specie di discarica. Ora, pare, siano vuote e smontate. La sua casa è grande e le pareti sono colorate di blu e arancione. Mi ha illuminato sulla prima regola dell’arredamento: fra pareti chiare il disordine è disordine, fra pareti scure è installazione. In confronto casa mia è una biblioteca svizzera, un collegio teutonico dell’arredo. La situazione deplorevole non si riferisce perciò al disordine ma alla qualità degli oggetti, degli abiti e degli accessori. Stamattina ho acceso la terza lavatrice in due giorni, quella della roba nera e rossa, grigia e arancione. Intanto che va, scrivo. E mi rammarico (“Mi rrammarrrriiiicooo…”) pensando ai pigiamoni della seconda lavatrice che ho appena ritirato dalla stesa, e alla lingerie, si fa per dire, che ho ripiegato. Una sottovestina grigia, ad esempio, in finto raso. Dopotutto carina, ai suoi tempi. Usata pochissimo sembra ancora quasi nuova. Come il bodyno nero di voile e pizzo sintetico. Sono gadgets di capodanno da anni. Si alternano a un corsetto rosso (pizzo sintetico pure quello) col reggicalze incorporato, e a pochi altri arnesi di un periodo in cui facevo la vamp per un paio di tizi sposati. Già il tempo passato è patetico ma se ci aggiungo che era otto chili fa diventa grottesco. Le ultime mutande che ho comprato sono quelle dei sacchetti tre in uno dell’oviesse. Cotone purissimo e di bassa qualità così vanno in lavatrice e poi le butto. Quando si rompono. Non tutte si rompono subito. Per le calze vado solo a collant. Sono passata alle misure XL ma contenitive. Per la mezza stagione sotto i pantaloni funzionano benissimo i gambaletti comprati a chili al supermercato. Confezione famiglia. Le calze nere 15 den da appendere al reggicalze, o le autoreggenti col pizzone elastico le conservo amorosamente in un cassetto, potrebbero servire se dimagrisco e decido che faccio un colpo di vita.Al capitolo vestiti sono da record in due categorie assolutamente opposte: a) due gonnellone scozzesi, una tipo kilt l’altra a piegoni senza portafoglio, che dovrebbero avere circa venticinque anni se non di più. Lana vergine purissima caldissima fortissima, antitarme e antiusura, resistenti a qualunque temperatura meglio del paraflu;  b) un tubo stretto stretto, lungo lungo, nero nero, di vellutino iridescente, completamente smanicato ma accollatissimo, una specie di colletto alla coreana alto per intenderci, con uno spacco sul retro che non so se vi ricordate Cameron Diaz quando esordì nella pubblicità del martini. Roba che sta in due armadi diversi, comunque in fondo. Ora. Scrivo “deplorevole” ma dopotutto me ne pento. Questi armadi sono il riassunto della mia vita e la mia vita non è affatto “deplorevole”. E’ che un po’ c’ho  la sindrome del corredo. Mia madre ha pezzi del suo corredo che non ha mai usato, parlo di lenzuola, mica di copripiega,  e mi fece un corredo che, naturalmente, non ho mai adoperato e che sta ancora nell’armadio a casa dei miei perchè qui non ho certo posto. E un po’ mi affeziono. Il fatto è che  non sono stata proprio formata al consumismo. Non c’ho l’imprinting. Risultato: conservo dei feticci da soffitta della nonna, prendipolvere e privi di fascino se non per me,  e di nuovo compro quasi solo roba da buttare via che però non butto tanto facilmente. Non che non abbia i miei capini  da occasione, per ogni occasione. Ci fossero occasioni.“Non ho niente da mettermi” è una frase che ho mormorato solo qualche volta e a mezza voce. Il mio corpo mi ha sempre assecondato e ha indossato con eleganza qualunque straccetto, dai 15-16 anni in poi, quando mi lagnavo con me stessa perchè “non avevo uno stile”  come invece certe amiche mie che ritenevo di successo. Ma adesso, che è tornata l’epoca di una nuova adolescenza – anzi, di una preadolescenza – adesso, che mi sorprendo a guardare con insistenza certe donne belle e rugose per capire come si può fare a invecchiare con eleganza  (mia madre non fa testo: non è rugosa neppure adesso. Altri tempi, altra tempra), adesso, forse (eddàje, ancora non mi decido), potrei cominciare a parlarmi sul serio e ad alta voce, davanti allo specchio: “Non ho davvero niente da mettermi ????”

5 Risposte to “… tengono lini e vecchie mutande”

  1. CalMa Says:

    Pur ignorando la misura ponderale (8 in più s’è detto, sì, ma rispetto a quanto?) la leggerezza del pezzo mi porta a ritenere che cià che consideri obsoleto e da archiviare tu sappia ancora indossarlo con nonchalance.
    Ossequi

  2. giuliana Says:

    conosco la problematica – ma credo che sia comune a un sacco di persone. al momento sono impegnata in una durissima azione di space clearing a casa mia, perché non si vive più, e ciò ha coinvolto inevitabilmente anche gli armadi. sono partita dal corredo – anch’io faccio parte di quella generazione di figlie-di-famiglia che ha ricevuto in dote preziosi lini e delicatissimi merletti. ho iniziato a usare tutto quello che mi sono portata dietro (il resto è a casa dei miei, io tanto spazio proprio non ce l’ho), condannando all’eterno oblio tutte le parure spaiate e rese ruvide dai troppi lavaggi. è stata una soddisfazione enorme: come si dorme nel lino…
    poi gli abiti: via gli improponibili, che magari parlano di me ma al passato, e non voglio che il passato mi distragga dal presente. quello che invece ha ancora senso lo sto sottoponendo a un severo restyling: cambio i bottoni, aggiungo un dettaglio, allungo, accorcio. un lavoro, ma paga. e poi, per premiarmi di tanto impegno aspetto i saldi per andare a brasarmi la carta di credito :)
    piacere di averti conosciuto
    giuliana

  3. Aleyakke Says:

    tenere tutto, tenere tutto, resistere resistere (qualcuno lo ha detto, non tenere tutto, ma resistere resistere), gli otto chili sono quelli che ad un uomo di cervello e di gusto fanno gioia, mentre a quelli che si addominano adescano gambe secche di ragno e dicono siano donne, bah!
    ho un’amica, che vedo poco, peccato, sta distante, ha settantanni con una forza e un’esplosività sensuale con un twin-set e gonna grigia che se mi fa un cenno mi rovino, altroché negligé (!) è il “pensiero” quello che conta, il resto è la buona salute!
    buon anno, davvero.
    Alex

  4. CalMa Says:

    Ad ogni modo in quel banner non capisco se la donzella a mancina resti nuda a seguito di uno strip-poker o di che cosa

  5. postilla Says:

    CalMa, la spiegazione che cerchi si trova (oltre che nell’aguzzare la vista :)), alla fine del post del 2 gennaio, in fondo a questa pagina. ;-)

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