Archive for the ‘corporale’ Category

Passages

7 marzo 2007

Più di un mese. Qui sotto CalMa mi implora fra lo stizzito e l’esasperato e aditus mugugna una sorta di rimprovero.  Non scrivo perchè li ho letti. Li ho letti perchè ho riaperto per scrivere. Sentivo il bisogno di distanze dopo tutto questo tempo in cui la pelle mi è cresciuta macchiandosi di nero e di blu per le vicinanze e le necessità di difesa.  Ho scritto poco anche di là, nella casa-madre. Sono stata via e quasi mai  perchè l’ho scelto.

Rientrando a casa prima di questa pioggia ho staccato dei mandarini umidi dalla pianta e ho dato un occhio alla cascata dei gelsomini. Curioso, no? Ora che ho ristabilito le distanze mi è venuto in mente la faccenda dell’odio. In macchina sono stata presa a tradimento dal pensiero dell’unica volta che ho odiato.  Non so ricreare in me quello stato di allora. Un sentimento del genere non è affatto facile a provarsi, solo se capita si comprende quanto sia differente dall’intolleraza esasperata, dalla malevolenza, dal risentimento, dall’insofferenza angosciosa, dall’insopprimibile antipatia, da un raptus col coltello.

Di tutto quel trambusto ricordo solo un’emozione: la sorpresa intensa per questa unicità potente. In definitiva dev’essere questo che accomuna l’odio all’amore.

Apnea

30 gennaio 2007

E’ come se avessi perso ogni capacità simbolica. Densa, materica, ottusa, spessa dentro, non riesco più a rappresentare. Uguale a non riuscire a respirare.

27 gennaio 2007

Se è vero che “la poesia è come una stretta di mano”, stasera io ho bisogno di entrambe.

I conti che tornano

11 gennaio 2007

Facevo i conti stamattina. Mica una cosa matematica, così, un po’ a spanna. Come:

– su 30 colleghe circa che hanno più o meno la mia età:

  – 1 è già morta da due anni per un tumore al cervello

  – 1 ha già avuto un cancro al seno

  – 1 ha fatto 2 infarti (l’unica fumatrice, forte. come me)

 – 1 ha avuto un ictus  3 mesi fa

 – 2 hanno sbarellato mentre erano al lavoro in questi primi giorni dopo le feste (una, in cura da uno psichiatra privato, era lì stamattina davanti alla macchinetta del caffè, tutta euforica, l’altra è ricoverata in neurologia da ieri).

Raccontavo dei miei conti, davanti alla macchinetta del caffè anch’io, e dicevo che:

– ho 50 anni

– fumo circa 30 sigarette al giorno

– dormo 6 ore per notte

– ne lavoro (fra rete e fuori) circa 10-12

– nelle altre 6-8 devo fare TUTTO il resto, compresi gli spostamenti in auto.

Il mio collega ghignava e ha raccontato che, quando L. comprò a una svendita un cofanettone di 100 CD di musica classica, mostrandolo tutto felice lì in laboratorio, lui e un altro fecero un conto e scoprirono che L. sarebbe morto prima di ascoltarli tutti. Glielo dissero e L., di colpo, si rabbuiò.

Al ritorno a casa ho notato , nel bel mezzo del posteggio, una cacchina di gatto, pure mezzo spiaccicata. Mentre facevo manovra, ho avuto violenti conati di vomito e, pur nel fastidio quasi da svenire, non smettevo di stupirmi. Io reggo bene le cacche dei gatti, perchè, adesso, invece?

Ho posteggiato e, mentre uscivo dall’auto, consapevole della cacca invisibile sotto la macchina, ho respirato aria fresca (tutte piante, erbe e gemmine, all’intorno) e mi son detta, mentre mi riprendevo,  che, forse, era stato perchè, lungo la strada, dopo aver visto il telegiornale dell’una, mi ero strenuamente difesa dalla vertigine che mi procura il fatto di appartenere al genere umano.

… tengono lini e vecchie mutande

4 gennaio 2007

Lo stato dei miei armadi è deplorevole. Deplorevoli gli armadi, nella loro deplorevole stanzetta. Deplorevole il contenuto. Una mia amica mi ha telefonato ieri sera da una camera vuota di casa sua e la voce faceva eco. Sta facendo un trasloco interno e dice di essere stanca e impolverata fino al midollo. Le credo perché conosco lo stato in cui erano le stanze che ha svuotato in questi giorni di feste. Lei è un’architetta creativa e disordinatissima. Ho visto case piene pienissime ma mai piene pienissime di enormi mucchi come la sua, alcune stanze erano una specie di discarica. Ora, pare, siano vuote e smontate. La sua casa è grande e le pareti sono colorate di blu e arancione. Mi ha illuminato sulla prima regola dell’arredamento: fra pareti chiare il disordine è disordine, fra pareti scure è installazione. In confronto casa mia è una biblioteca svizzera, un collegio teutonico dell’arredo. La situazione deplorevole non si riferisce perciò al disordine ma alla qualità degli oggetti, degli abiti e degli accessori. Stamattina ho acceso la terza lavatrice in due giorni, quella della roba nera e rossa, grigia e arancione. Intanto che va, scrivo. E mi rammarico (“Mi rrammarrrriiiicooo…”) pensando ai pigiamoni della seconda lavatrice che ho appena ritirato dalla stesa, e alla lingerie, si fa per dire, che ho ripiegato. Una sottovestina grigia, ad esempio, in finto raso. Dopotutto carina, ai suoi tempi. Usata pochissimo sembra ancora quasi nuova. Come il bodyno nero di voile e pizzo sintetico. Sono gadgets di capodanno da anni. Si alternano a un corsetto rosso (pizzo sintetico pure quello) col reggicalze incorporato, e a pochi altri arnesi di un periodo in cui facevo la vamp per un paio di tizi sposati. Già il tempo passato è patetico ma se ci aggiungo che era otto chili fa diventa grottesco. Le ultime mutande che ho comprato sono quelle dei sacchetti tre in uno dell’oviesse. Cotone purissimo e di bassa qualità così vanno in lavatrice e poi le butto. Quando si rompono. Non tutte si rompono subito. Per le calze vado solo a collant. Sono passata alle misure XL ma contenitive. Per la mezza stagione sotto i pantaloni funzionano benissimo i gambaletti comprati a chili al supermercato. Confezione famiglia. Le calze nere 15 den da appendere al reggicalze, o le autoreggenti col pizzone elastico le conservo amorosamente in un cassetto, potrebbero servire se dimagrisco e decido che faccio un colpo di vita.Al capitolo vestiti sono da record in due categorie assolutamente opposte: a) due gonnellone scozzesi, una tipo kilt l’altra a piegoni senza portafoglio, che dovrebbero avere circa venticinque anni se non di più. Lana vergine purissima caldissima fortissima, antitarme e antiusura, resistenti a qualunque temperatura meglio del paraflu;  b) un tubo stretto stretto, lungo lungo, nero nero, di vellutino iridescente, completamente smanicato ma accollatissimo, una specie di colletto alla coreana alto per intenderci, con uno spacco sul retro che non so se vi ricordate Cameron Diaz quando esordì nella pubblicità del martini. Roba che sta in due armadi diversi, comunque in fondo. Ora. Scrivo “deplorevole” ma dopotutto me ne pento. Questi armadi sono il riassunto della mia vita e la mia vita non è affatto “deplorevole”. E’ che un po’ c’ho  la sindrome del corredo. Mia madre ha pezzi del suo corredo che non ha mai usato, parlo di lenzuola, mica di copripiega,  e mi fece un corredo che, naturalmente, non ho mai adoperato e che sta ancora nell’armadio a casa dei miei perchè qui non ho certo posto. E un po’ mi affeziono. Il fatto è che  non sono stata proprio formata al consumismo. Non c’ho l’imprinting. Risultato: conservo dei feticci da soffitta della nonna, prendipolvere e privi di fascino se non per me,  e di nuovo compro quasi solo roba da buttare via che però non butto tanto facilmente. Non che non abbia i miei capini  da occasione, per ogni occasione. Ci fossero occasioni.“Non ho niente da mettermi” è una frase che ho mormorato solo qualche volta e a mezza voce. Il mio corpo mi ha sempre assecondato e ha indossato con eleganza qualunque straccetto, dai 15-16 anni in poi, quando mi lagnavo con me stessa perchè “non avevo uno stile”  come invece certe amiche mie che ritenevo di successo. Ma adesso, che è tornata l’epoca di una nuova adolescenza – anzi, di una preadolescenza – adesso, che mi sorprendo a guardare con insistenza certe donne belle e rugose per capire come si può fare a invecchiare con eleganza  (mia madre non fa testo: non è rugosa neppure adesso. Altri tempi, altra tempra), adesso, forse (eddàje, ancora non mi decido), potrei cominciare a parlarmi sul serio e ad alta voce, davanti allo specchio: “Non ho davvero niente da mettermi ????”