Archive for the ‘elenchi impossibili’ Category

Hai un impegno stasera?

25 gennaio 2007

Nel tempo e nello spazio di corridoio liberi dal lavoro un gruppo di colleghe appoggia cassette di cavoli e di pere, nonchè scatoli di formaggette, yogurth di capra e un paio di coppe. Bolle di accompagnamento planano oltre il mobiletto da ufficio accanto alla macchina del caffè. Fanno parte del gruppo di acquisto che si è adottato il contadino biologico e agrituristico della collinetta dietro casa.

Tre di loro concertano intanto lo spostamento per la cena di beneficenza al turistico-alberghiero: cibo messicano, 35 euri a testa, raccoglie il marito di una, la cui figlia fa parte di una onlus che scambia equo e solidale con una cooperativa del Chiapas. E ci vorrebbe pure qualcuno che martedì desse una mano a svuotare un carico dato in arrivo. Appuntamento al Centro.

Più in là i due attivisti di Amnesty confabulano fitto. Lei si alza e mi viene incontro: so mica se martedì 7 c’è qualche riunione in agenda? c’avrebbe una conferenza importante a proposito di un settore di cui è la sola a occuparsi. Spostarla, nel caso, sarebbe un problema per un sacco di altri. So mica?

La tranquillizzo e, intanto mi guardo intorno. Dove cazzo si è cacciato B.? B. è… non so come chiamarlo, funzionario? Beh, insomma, funzionario volontario o viceversa della Comunità di Sant’Egidio. Era qui un momento fa. Uh, dev’essere di là che parla con il rappresentante del campo nomadi, ora che la gente ha fatto un po’ di casino.

Manca anche R. Ma è comprensibile che la sua verve rifondarola al consiglio di circoscrizione sia un poco spenta, adesso, con quel figlio tutto nuovo e così difficile appena arrivato. Ma ci pensa egregiamente A.B., a fare tutto il lavoro,  lì al pc con la riga delle sue e-mail di attivisti rossoverdi.

A proposito di figli: è un bel po’ che non vedo C. Da quando è finita la buriana mediatica degli affidi bielorussi lo si nota poco, in giro. Appena lo vedo mi farò raccontare di Yuri.

Beh, basta, salgo in auto e torno a casa.  Sul parabrezza guardo la cacca d’uccello scivolata. La poca pioggia non è bastata a lavarla.

Butta la pasta butta la luna butta la lia

20 gennaio 2007

No, dico, come si può non appassionarsi all’incresciosa vicenda capitata alla celebre Lia? Lì dentro c’è tutto, ma proprio tutto, meglio che in un realitisciou, meglio che in una ficsciottivvù, di quelle come Orgoglio o, ancor di più, Butta la luna che è piaciuta tanto alla mia mamma – mio papà invece guarda robe tipo La squadra, lui. E io? Chissòno io, che non guardo la tv perchè passo il tempo in internet, per sentirmi esentata dalla popolare passione del feuilleton, della soap-opera, del romanzone popolare? Io vado a leggermi  la Lia, che era un secolo che non ne sapevo più niente, – perchè la Lia, io, me la devo prendere a piccole dosi, tre post due volte l’anno, lontano dai pasti, perchè uno gnommero enzimatico-ormonale  di contraddizioni intelligenti esplosive e intensive come le sue, ti fa venire la gastrite, ti fa venire, come nei postumi di una sbornia felice.

Tramite il lavorone di aggregatore tematico progressivo fatto dall’ottimo gattostanco, sono arrivata a districarmi un po’ nella trama e, soprattutto, nei temi, e ho scoperto una serie di altri blog che, comprimari nella faccenda, hanno però, ai miei occhi un po’ il ruolo dell’ albero a camme, che, senza, il motore non gira. Ah no, non li linko: non ve lo tolgo il gusto della scoperta.  Anche se qui è un po’ come nei vecchi gialli della vecchia miss marple: inutile depistare e disseminare la storia di falsi indizi, il colpevole è il maggiordomo, lo si sa.

C’è tutto, dicevo, come potrà scoprire chi vuole farlo se si appassiona alla popculture in diretta e sulla propria pelle: amore passione sesso potere carognate colpi di scena agnizioni tradimenti sms e pure i patemi, le commozioni, i fischi e gli applausi del pubblico convenuto. E per i più intelligenti e intellettuali? Perfetto, siore e siori! Per i palati più esigenti, per quelli che non possono sfogliarsi in pace Topolino Chi? o Donnamoderna e nemmeno Famigliacristiana, se non ne danno una lettura socioantropologica, per quelli uguali a questa secchia di filosofemi al pesto che sta scrivendo, ecco qui scodellate:  multiculturalità, politica, società, riflessioni sulle deontologie professionali, sulle questioni morali e le integrazioni culturali, condite con: indignazioni, opinioni pubbliche – esperte e comuni -, covi di vipere e di scorpioni, morsi velenosi e, miei gentili lettori, con un cattivissimo di turno che, combinazione, è un noto giornalista esecrato, furbo, paranoico ed impressionante. 

Non mancano, infine, l’esotismo e il pericolo orientale perchè sempre il pericolo è orientale, che sia rosso oppure giallo, che siano Gog e Magog, che sia Attila o Tamerlano.

E adesso, che l’oriente ce lo abbiamo in casa?

Beh, facciamone un raviolone, ma che sia ripieno, mi raccomando, di pastiera napoletana in salsa araba.

Alcune cose pensate/fatte nelle ultime due ore

5 gennaio 2007

A parte il tempo che sto impiegando per scrivere questo post, ovvio. E seguendo un vago ordine cronologico.

1 – desiderato. Se avessi posto in casa e coraggio e costanza in animo, mi farei la collezione dei camion dei pompieri del mondo di cui ho visto la pubblicità bevendo il caffè

2 – piegato e ripiegato. Calzini, mutande, pantaloni, pigiami, guardata la pila da stirare

3 – pensato: che tanta gente piglia questo bloggare come un gioco, per sminuirlo, ma in realtà è un prendersi gioco dei sentimenti – che qui urgono fortissimi – oppure, se gioco è,  è come il video-poker. Tutt’altro che innocuo e disimpegnativo

4 – fatta e quasi bevuta una seconda caffettiera (da tre); fumate 4 sigarette

5 – letto: un tot di post. scritto: solo un commento. 

6 – provato: a leggere un blog americano a caso, fra quelli segnalati come top. mi hanno colpito i commenti: si trattava di una discussione “da scuola di scrittura” ma completamente differente dai nostri noiosi e irritanti dibattiti da litblog. Nessuna spocchia, nessuna citazione, nessun criticismo da letterati precari e rampanti. Con molta semplicità  si consideravano il tema e lo sviluppo del plot, criticando di volta in volta qualche scelta e suggerendo modifiche oppure valutando positivamente specifici punti. Nessuno, fra quelli che ho letto, ha posto questioni puramente linguistiche e tutti sembrava che discutessero non di un racconto ma, chessòio, di un piatto cucinato che avevano mangiato tutti quanti a una cena fra amici.  Meditate, gente, meditate.

7 – guardato: fuori dalla finestra, all’inizio ogni mezz’ora, adesso ogni due o tre minuti. C’è un gran sole. Senso di colpa.

8 – guardata: l’ora sul monitor. Dapprima ogni mezz’ora. Adesso ogni due-tre minuti. Senso di colpa.

9 – scartato pacchetto nuovo, accesa la quinta sigaretta.

10 – guardato: con struggimento il gatto che dorme sui tubi sotto il calorifero e con desolazione lo studio dove giacciono i libri da leggere (alcuni), i lavori da fare (alcuni), altro

11 – deciso:  di smettere, qui, pensando che l’unica ginnastica che ho fatto è stata far scricchiolare i piedi in aria quando ho buttato da parte le lenzuola, e battermi sulle spalle tendendo le braccia in alto e poi piegandole a scatto con le mani aperte a cadere (ginnastica cinese) mentre, accesa la tivù appena alzata (io, non l’apparecchio), guardavo l’oroscopo del cancro (non è il mio segno)

12 – scritta la parola “cancro”. ripensato: improvvisamente al risveglio, quando ho ripassato il sogno: avevo una pustola sul naso, tutta alonata di rosso, aprivo la bocca e mi guardavo il palato, rosso-viola, anche il labbro superiore. Per fortuna che ho sognato. Allo specchio del bagno ero solo tutta spettinata.

13 – avvertito: il fastidio di non pensare a mio suocero e alla sua chemioterapia. Ammirato (come tutte le mattine): mio marito e la sua serenità nell’andare a lavorare.

14 – ricaricato e acceso il cellulare. Sollievo. Non dovrei collegarmi quando è sotto carica. Isolamento.

15 – riso, pensato, riflettuto, emozionata, parlato, scritto. (dire fare baciare lettera testamento)

16 – rimesse a posto: le stoviglie. pensato: che dovrei rifare la cucina. Nel senso che dovrei proprio buttarla via e comprarne una tutta nuova.

17 – sentito: il maigolio della gatta che si è svegliata. Devo aprire la finestra e farla uscire.

18- controllato l’armadietto dei ravatti e dei detersivi. considerato che devo comprare il repellente per gatti. Anche stamattina ho trovato il territorio ostentatamente segnato sulla persiana della porta finestra che dà sul terrazzo.  Fuori e dentro tutto vive, lento e vivace.

Le ore sono diventate due e mezzo. Buona giornata.