Archive for the ‘vita in rete’ Category

Syntaxis

11 marzo 2007

La difficoltà di non capirsi! di  sprecare il tempo in pseudospiegazioni che lasciano le cose come stanno quando non le complicano di più. Il dover e-laborare: faticare, travagliare, per tirar fuori (da dove? da dove, cazzo?!) un senso o-g-g-e-t-t-i-v-o  (è qui, è davanti a noi, ma non lo vedi? NON LO VEDI ANCORA???!!!).

Ecco. Ero entrata in rete per non doverlo fare ancora, sempre, di nuovo.  Mi basta farlo sul lavoro, anzi mi brucia, ormai, mi stanca. Questo mettersi in relazione a  questo modo. Così necessario. Così reale.

In rete può essere diverso. Ho potuto parlare scegliendo.  Posso farlo e lo faccio. La libertà è il contrario della necessità, dell’ananke. Non devi per forza caricarti addosso la stupidità altrui (nè devono farlo gli altri nei confronti della tua). Non devi spiegare a chi, almeno adesso, non capisce. Non devi allacciare, sedurre, trascinare, coinvolgere. Non devi importi. Non hai relazioni obbligate dalla prossimità, dalla storia sociale, dal commercio di merci e vicende. Puoi metterti in relazione solo con chi ti piace. Questa privatezza, questa intimità  – che non è quella di scaccolarsi e di ruttare, di fare come se gli altri non ci fossero  o, peggio, come se fossero lì apposta per odorare i tuoi peti, a tua compensazione del tuo povero risentimento – ma di mostrarsi, di esserci e basta, questa privatezza, questa intimità è una garanzia di respiro e di parola.  Qui puoi evitare di mettere i tacchi a spillo, le scarpe strette, di correre in autostrada a 180 all’ora, di sniffare, di competere. Qui puoi STARE.  E scoprire che è reale anche ciò che non è necessario.  E che il virtuale non è una dimensione illusoria ma (per fortuna) un altro modo possibile della realtà. E proprio su questo puoi pure “lavorare”.

Un po’ come una grammatica di congiuntivi senza condizionali. Niente periodo ipotetici. Solo dichiarative. Un’obliquità declinata in tutti i casi.

Una grammatica complessa, certamente non leggibile da chiunque. Eppure studiabile, gestibile. Purchè ci si metta.

C’è chi invece fa della rete solo il doppio della propria esistenza normativa e normale. Chi, anzi, ha proprio PAURA di questa libertà e la mortifica in tutte le maniere, la nega, la violenta, la trasforma in licenza, evita di leggere e si affanna a chiedere e dare spiegazioni.

E più la rete si estende più aumenta il numero di persone incapaci di esercitare il diritto-dovere della libertà.  Anche la rete, adesso, mi stanca. Anche qui, adesso, devi andare con la lanterna di Diogene, a piedi, lentamente, facendoti strada tra la folla, fra il traffico impazzito dell’autostrada. 

Nel buio delle origini poche erano le luci ma si notavano subito. Adesso, l’inquinamento da visibilità rende difficile distinguere i colori.

Si fa sempre più fatica a usare i congiuntivi.

Butta la pasta butta la luna butta la lia

20 gennaio 2007

No, dico, come si può non appassionarsi all’incresciosa vicenda capitata alla celebre Lia? Lì dentro c’è tutto, ma proprio tutto, meglio che in un realitisciou, meglio che in una ficsciottivvù, di quelle come Orgoglio o, ancor di più, Butta la luna che è piaciuta tanto alla mia mamma – mio papà invece guarda robe tipo La squadra, lui. E io? Chissòno io, che non guardo la tv perchè passo il tempo in internet, per sentirmi esentata dalla popolare passione del feuilleton, della soap-opera, del romanzone popolare? Io vado a leggermi  la Lia, che era un secolo che non ne sapevo più niente, – perchè la Lia, io, me la devo prendere a piccole dosi, tre post due volte l’anno, lontano dai pasti, perchè uno gnommero enzimatico-ormonale  di contraddizioni intelligenti esplosive e intensive come le sue, ti fa venire la gastrite, ti fa venire, come nei postumi di una sbornia felice.

Tramite il lavorone di aggregatore tematico progressivo fatto dall’ottimo gattostanco, sono arrivata a districarmi un po’ nella trama e, soprattutto, nei temi, e ho scoperto una serie di altri blog che, comprimari nella faccenda, hanno però, ai miei occhi un po’ il ruolo dell’ albero a camme, che, senza, il motore non gira. Ah no, non li linko: non ve lo tolgo il gusto della scoperta.  Anche se qui è un po’ come nei vecchi gialli della vecchia miss marple: inutile depistare e disseminare la storia di falsi indizi, il colpevole è il maggiordomo, lo si sa.

C’è tutto, dicevo, come potrà scoprire chi vuole farlo se si appassiona alla popculture in diretta e sulla propria pelle: amore passione sesso potere carognate colpi di scena agnizioni tradimenti sms e pure i patemi, le commozioni, i fischi e gli applausi del pubblico convenuto. E per i più intelligenti e intellettuali? Perfetto, siore e siori! Per i palati più esigenti, per quelli che non possono sfogliarsi in pace Topolino Chi? o Donnamoderna e nemmeno Famigliacristiana, se non ne danno una lettura socioantropologica, per quelli uguali a questa secchia di filosofemi al pesto che sta scrivendo, ecco qui scodellate:  multiculturalità, politica, società, riflessioni sulle deontologie professionali, sulle questioni morali e le integrazioni culturali, condite con: indignazioni, opinioni pubbliche – esperte e comuni -, covi di vipere e di scorpioni, morsi velenosi e, miei gentili lettori, con un cattivissimo di turno che, combinazione, è un noto giornalista esecrato, furbo, paranoico ed impressionante. 

Non mancano, infine, l’esotismo e il pericolo orientale perchè sempre il pericolo è orientale, che sia rosso oppure giallo, che siano Gog e Magog, che sia Attila o Tamerlano.

E adesso, che l’oriente ce lo abbiamo in casa?

Beh, facciamone un raviolone, ma che sia ripieno, mi raccomando, di pastiera napoletana in salsa araba.

Alcune cose pensate/fatte nelle ultime due ore

5 gennaio 2007

A parte il tempo che sto impiegando per scrivere questo post, ovvio. E seguendo un vago ordine cronologico.

1 – desiderato. Se avessi posto in casa e coraggio e costanza in animo, mi farei la collezione dei camion dei pompieri del mondo di cui ho visto la pubblicità bevendo il caffè

2 – piegato e ripiegato. Calzini, mutande, pantaloni, pigiami, guardata la pila da stirare

3 – pensato: che tanta gente piglia questo bloggare come un gioco, per sminuirlo, ma in realtà è un prendersi gioco dei sentimenti – che qui urgono fortissimi – oppure, se gioco è,  è come il video-poker. Tutt’altro che innocuo e disimpegnativo

4 – fatta e quasi bevuta una seconda caffettiera (da tre); fumate 4 sigarette

5 – letto: un tot di post. scritto: solo un commento. 

6 – provato: a leggere un blog americano a caso, fra quelli segnalati come top. mi hanno colpito i commenti: si trattava di una discussione “da scuola di scrittura” ma completamente differente dai nostri noiosi e irritanti dibattiti da litblog. Nessuna spocchia, nessuna citazione, nessun criticismo da letterati precari e rampanti. Con molta semplicità  si consideravano il tema e lo sviluppo del plot, criticando di volta in volta qualche scelta e suggerendo modifiche oppure valutando positivamente specifici punti. Nessuno, fra quelli che ho letto, ha posto questioni puramente linguistiche e tutti sembrava che discutessero non di un racconto ma, chessòio, di un piatto cucinato che avevano mangiato tutti quanti a una cena fra amici.  Meditate, gente, meditate.

7 – guardato: fuori dalla finestra, all’inizio ogni mezz’ora, adesso ogni due o tre minuti. C’è un gran sole. Senso di colpa.

8 – guardata: l’ora sul monitor. Dapprima ogni mezz’ora. Adesso ogni due-tre minuti. Senso di colpa.

9 – scartato pacchetto nuovo, accesa la quinta sigaretta.

10 – guardato: con struggimento il gatto che dorme sui tubi sotto il calorifero e con desolazione lo studio dove giacciono i libri da leggere (alcuni), i lavori da fare (alcuni), altro

11 – deciso:  di smettere, qui, pensando che l’unica ginnastica che ho fatto è stata far scricchiolare i piedi in aria quando ho buttato da parte le lenzuola, e battermi sulle spalle tendendo le braccia in alto e poi piegandole a scatto con le mani aperte a cadere (ginnastica cinese) mentre, accesa la tivù appena alzata (io, non l’apparecchio), guardavo l’oroscopo del cancro (non è il mio segno)

12 – scritta la parola “cancro”. ripensato: improvvisamente al risveglio, quando ho ripassato il sogno: avevo una pustola sul naso, tutta alonata di rosso, aprivo la bocca e mi guardavo il palato, rosso-viola, anche il labbro superiore. Per fortuna che ho sognato. Allo specchio del bagno ero solo tutta spettinata.

13 – avvertito: il fastidio di non pensare a mio suocero e alla sua chemioterapia. Ammirato (come tutte le mattine): mio marito e la sua serenità nell’andare a lavorare.

14 – ricaricato e acceso il cellulare. Sollievo. Non dovrei collegarmi quando è sotto carica. Isolamento.

15 – riso, pensato, riflettuto, emozionata, parlato, scritto. (dire fare baciare lettera testamento)

16 – rimesse a posto: le stoviglie. pensato: che dovrei rifare la cucina. Nel senso che dovrei proprio buttarla via e comprarne una tutta nuova.

17 – sentito: il maigolio della gatta che si è svegliata. Devo aprire la finestra e farla uscire.

18- controllato l’armadietto dei ravatti e dei detersivi. considerato che devo comprare il repellente per gatti. Anche stamattina ho trovato il territorio ostentatamente segnato sulla persiana della porta finestra che dà sul terrazzo.  Fuori e dentro tutto vive, lento e vivace.

Le ore sono diventate due e mezzo. Buona giornata.

Sospensioni

2 gennaio 2007

Niente di meglio che rompere il cerchio dei soliti noti e farsi un bel tour fra gli sconosciuti della nuova community per poter apprezzare di nuovo quella vecchia.

Ancora una volta, nonostante abbia trovato qualche sito assai interessante che frequenterò con piacere, la blogosfera mi ha delusa. E se il gruppo da cui vengo e che mi stava fagocitando è quello più rappresentativo che c’è – a mia conoscenza,  è scontato – non è che ci sia da stare allegri.

Credo che dovrò trascinare da questa parte un bel po’ di link, magari di quelli che non mostro di là.

E cominciare categorie nuove. Qualche giorno ancora, un po’ di ambientamento, e poi li dovrò pur mettere i piedi nel piatto.

E’ un mondo grandissimo, questo. Da un giorno intero sto girando e ogni volta che mi connetto alla pagina principale scopro che decine di blog sono stati creati nel frattempo. Eppure, credo che nessuno nessuno sia rintracciabile alla tag climaterio.